A chi interessa Schrems II?

Perché la sentenza Schrems II sta avendo un impatto significativo sulla gestione dei dati personali effettuati dalle aziende dell’Unione Europea? Chi si deve preoccupare di questa sentenza? Quali azioni dovranno essere intraprese dalle aziende, soprattutto le piccole e medie, per capire se e come adeguarsi? In questo articolo faremo il punto della situazione dopo circa sei mesi dalla sentenza Schrems II.

Una breve premessa per chi non conoscesse la sentenza Schrems II.

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Commenti alle nuove Linee Guida del Garante Privacy sui cookie

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha recentemente pubblicato delle “Linee Guida sull’utilizzo dei cookie ed altri strumenti di tracciamento” in consultazione pubblica. Quindi, in base ai commenti ricevuti da diverse fonti, emanerà successivamente le Linee Guida definitive.

In questo articolo, pertanto, fornisco alcune considerazioni personali sulle Linee Guida stesse ed in generale sull’argomento “cookie ad altre tecnologie traccianti”, che normalmente sono presenti sui siti web – ma anche su app per dispositivi portatili -, ad integrazione ed aggiornamento di quanto riportato in un mio precedente articolo. Si consideri anche che, nel frattempo, alcune Autorità di Controllo Europee (ICO, CNIL,…) hanno pubblicato proprie linee guida e l’EDPB ha più recentemente pubblicato le Linee Guida sul Consenso, che riportano anche alcuni esempi sulla gestione dei cookie.

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Misure di sicurezza di un’applicazione web per essere conformi al GDPR

Nella gestione della privacy di un’organizzazione talvolta ci si trova a valutare la conformità al GDPR (Regolamento UE 2016/679) di una applicazione web o web application fornita, spesso con modalità SaaS (Software As A Service) da un fornitore esterno.

Da un lato l’art. 28 del GDPR ci chiede di affidarci solo a responsabili del trattamento che garantiscano adeguate misure di sicurezza e la conformità al GDPR stesso, dall’altro l’art. 25 ci chiede che gli applicativi software che trattano dati personali siano “privacy by design” e “privacy by default”, ma cosa significa tutto ciò? Cosa dobbiamo realmente chiedere al fornitore di una web application? Anzi cosa dobbiamo pretendere per garantirci la conformità al GDPR?

Al di là degli obblighi del GDPR, molti imprenditori si pongono queste domande:

  1. Dove sono conservati i miei dati?
  2. Chi li può visionare?
  3. Saranno sempre nella mia disponibilità?
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Come gestire il Responsabile del trattamento ai sensi del GDPR

crop businessman signing contract in office

Il Responsabile del trattamento, ai sensi dell’art. 28 del Regolamento UE 679/2016 (GDPR), è una figura molto ostica da gestire nell’ambito di un adeguamento della gestione della privacy di un’organizzazione italiana.

Moltissimi punti del GDPR definiscono prescrizioni applicabili ai titolari e/o ai responsabili del trattamento, ovvero alle figure che hanno determinate responsabilità nel trattare dati personali. Altri soggetti identificati dal GDPR (contitolari, “titolari autonomi” e soggetti autorizzati al trattamento) o sono riconducibili ad essi oppure hanno responsabilità di gran lunga inferiori.

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La nuova edizione della norma ISO 22301:2019 per la certificazione della business continuity

Soprattutto in questo periodo è estremamente attuale essere in grado di pianificare la continuità operativa delle imprese, almeno per quanto possibile.

Anche le aziende più preparate a gestire la business continuity, forse, non hanno previsto una pandemia come quella del Covid-19, o forse si erano prefigurati scenari diversi, nei quali le persone non sono in grado di andare al lavoro a causa di epidemie di influenza o altre cause. In questa fase che stiamo attraversando l’assenza di personale non è dovuta – nella maggior parte dei casi – allo stato di malattia delle persone, ma alla necessità di “isolamento sociale” delle risorse umane di un’intera azienda. Per certi aspetti, dunque, il panorama è meno catastrofico, in quanto le persone sono quasi tutte operative ed in grado di lavorare, ma non possono accedere ai locali aziendali per un periodo di tempo che potrebbe essere considerevole.

Come potrebbe (o poteva) l’azienda lungimirante e preparata, affrontare situazioni di emergenza come questa che stiamo attraversando? O meglio, come potrà pensare di affrontarle in futuro se si verificheranno?

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Lo smartworking sicuro al tempo del Coronavirus

In questo periodo molte organizzazioni, sia pubbliche che private, hanno scoperto – per necessità – il lavoro a distanza, formalmente definito “lavoro flessibile”, telelavoro o smartworking. Fermo restando che il vero smart working non consiste nel farsi mandare un documento a casa via e-mail da un collega (o da sé stesso), lavorarci su fra le mura domestiche e poi rimandarselo in ufficio, cerchiamo di capire quali sono le modalità efficaci, efficienti e “sicure” per lavorare con continuità da casa o comunque da un sito che non è l’ufficio o la sede aziendale in genere.

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Il (web)marketing ai tempi del GDPR

Con l’avvento del GDPR si è complicata la gestione della privacy dei destinatari delle azioni di web marketing, attraverso strumenti quali mail-marketing, newsletter, social network, cookie, pixel, beacon, ecc.. Con l’evoluzione della tecnologia legata ai cookie ed altre tecnologie similari anche una semplice navigazione di un sito internet a scopo puramente informativo sta diventando sempre più complicata, sia per il gestore del sito, sia per i “naviganti” che si trovano a dover accettare cookie policy, informative privacy e trattamenti consentiti che se si leggesse tutto si impiegherebbe più tempo rispetto a quello dedicato alla lettura dei contenuti veri del sito. (altro…)

Pubblicato l’Elenco degli Innovation Manager

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha pubblicato nei giorni scorsi l’Elenco degli Innovation Manager, ovvero dei consulenti liberi professionisti e delle società di consulenza che potranno aiutare le aziende che ne faranno domanda a sviluppare l’innovazione tecnologica ed organizzativa dei loro processi usufruendo di importanti agevolazioni statali.

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La conservazione dei dati al tempo del GDPR

Il principio di limitazione dei tempi di conservazione dei dati personali è stato incluso nel Regolamento UE 679/2016 (il c.d. GDPR) ed è ribadito in diversi punti del Regolamento stesso. Ad esempio, al considerando 39 troviamo scritto:

“…Da qui l’obbli­go, in particolare, di assicurare che il periodo di conservazione dei dati personali sia limitato al minimo necessario. I dati personali dovrebbero essere trattati solo se la finalità del trattamento non è ragionevolmente conseguibile con altri mezzi. Onde assicurare che i dati personali non siano conservati più a lungo del necessario, il tito­lare del trattamento dovrebbe stabilire un termine per la cancellazione o per la veri­fica periodica. È opportuno adottare tutte le misure ragionevoli affinché i dati per­sonali inesatti siano rettificati o cancellati.” (altro…)

Quale Registro dei trattamenti per il GDPR?

Il registro delle attività di trattamento è uno dei pochi adempimenti obbligatori imposti dal Regolamento UE 679/2016, noto anche come GDPR. Anzi, probabilmente è l’unico documento da predisporre obbligatoriamente per quasi tutte le organizzazioni che trattano dati personali, infatti le esclusioni possibili – per interpretazione della stessa Autorità Garante Nazionale – non riguardano le aziende che gestiscono dei dipendenti, in quanto esse trattano dati appartenenti a particolari categorie di dati personali in modo non occasionale.

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